Il magazzino di Gilgamesh
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BipBip Ospiti al Magazzino

Sabato 19 Gennaio 2008
BIPBIP QUINTET
ore 22.30 - La storia della musica italiana - Ingr. + 1° Consumazione 10 Euro

Michele Naddeo sax tenore sax baritono
Antonio Raiola contrabbasso
Gianni Stramandinoli batteria
Marco Convertino piano
Sonia Bellovino voce

"COME ERAVAMO” 1935-1954
"L’influenza della canzone sul costume e sulla società italiana dall’imminente guerra alla ricostruzione. “
di Michele Naddeo

Quello presentato è parte di un progetto storico culturale basato sulla rivisitazione della canzone italiana del secolo scorso. Il programma attuale si pone l’obiettivo di analizzare il periodo storico dal 1935 al 1954.

Ciclo temporale, dall’incombenza della guerra oramai prossima che gli italiani senza rendersene conto già respiravano, sino alla ricostruzione. Il secolo passato è stato influenzato dalla svolta tecnologica che ha impresso una velocità turbolenta al progresso e quindi al costume e alla vita di relazione degli italiani. Tutto ciò ha sicuramente influenzato anche la musica, il “far musica” e l’affermarsi quindi della musica popolare o leggera, la musica più vivace, vitale e creativa.


“Canzonette” che hanno riflesso “bagliori” sul costume e sulle abitudini. Probabilmente, come sostengono anche i più accesi fautori dei luoghi comuni, non c’è niente di meglio di una canzonetta per farti rivivere un periodo, un pezzo di passato, la nostra storia. Abbandoniamo quindi quella fittizia posa intrisa di giudizi solamente estetici o strettamente e tecnicamente musicali.


Le canzoni hanno quel particolare potere di restituire immediatamente il profumo di un’epoca. Si sentono, si afferrano, si canticchiano, si respirano, spariscono poi ritornano e arrivano al cuore, con il coraggio degli anni e della vita che le fece nascere; portano i ricordi.
La canzone ha la forza di comunicare i nostri sentimenti, lo stimolo emotivo dell’animo, che è naturale e pulsante come quella degli adolescenti. Spesso scherniamo la nostalgia, ma il suo significato etimologico serve per capire che quel intenso sogno di rivivere un episodio o un momento della vita, che la parola sottende, è qualcosa di intimamente umano. La vita è un flash, un fugace battito di ali per noi incapaci di volare; il tempo che abbiamo da vivere è irrimediabilmente breve. Per questo le canzoni, anche quelle brutte, facendoci tornare indietro nel tempo, presentandoci un passato personale che sino a quel momento non riconoscevamo, riescono a sfiorarci nell’animo ed anche emozionandoci fino alle lacrime.
Allora è legittimo definirle canzonette e screditare l’importanza che hanno nel nostro vissuto? La risposta più incisiva è in una poesia di Eugenio Montale


La tua voce è quest’anima diffusa.
Su fili, su ali, al vento, a caso, col
favore della musa o d’un ordegno,
ritorna lieta o triste. Parlo d’altro,
ad altri che t’ignora e il suo disegno
è là che insiste do re la sol sol.


Il Poeta ricorda il suo amore con quel “do re la sol sol”, un rebus che lo stesso Montale spiegò: si trattava delle note di un motivo popolare dell’epoca –anni 30- “Amore amor, portami tante rose”. La musica, con cui la poesia pare gareggiare è di C.A. Bixio, scritta nel 1934.

La poesia ha come materia concretante soltanto le parole, la canzone usa parole e musica. Innegabile che la canzone risponda come la vita ad un bisogno di poesia.

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