Il magazzino di Gilgamesh
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Otis Taylor al Magazzino

Sabato 6 Marzo 2010
INCREDIBILE EVENTO PER UN PICCOLO CLUB OTIS TAYLOR - Tra i più grandi bluesman del nostro tempo - Calca il palco del Magazzino per un concerto imperdibile!!!
ore 22.30 - Ingresso 15 Euro (cons. esclusa)

Otys Taylor – banjo, chitarra, armonica e voce
Fara Tolno – percussioni
Nicholas Amodeo – basso
Jon Paul Starck Johnson – chitarra
Larry Thompson – batteria

Definito dall’autorevole Guitar Player “il più importante bluesman del nostro tempo.

Nato a Chicago, nel 1948, Otis Mark Taylor cresce a Denver dopo che i genitori hanno lasciato la Windy City a seguito di un grave lutto familiare (l’assassinio dello zio di Otis). “Sono cresciuto in mezzo a musicisti di jazz”, racconta Otis Taylor, “Mio padre lavorava nella ferrovia e conosceva un sacco di jazzisti. Aveva idee socialiste ed era un seguace dei beboppers”. La madre, Sarah, anche lei impegnata socialmente, ha invece un debole per Etta James e Pat Boone. Il piccolo Otis passa gran parte del proprio tempo libero di adolescente al Denver Folklore Center, dove familiarizza con il suo primo strumento, il banjo.

Successivamente impara a suonare la chitarra e l’armonica e costituisce la Butterscotch Fire Department Blues Band: i modelli di questo periodo formativo sono Mississippi John Hurth, Junior Wells e Muddy Waters.

In seguito è la volta della Otis Taylor Blues Band e, alla fine degli anni Sessanta, di un breve soggiorno in Inghilterra, dove il musicista statunitense cerca di incidere un disco per la Blue Horizon. La cosa non va in porto e Otis riprende la strada di casa: nel 1977 decide di abbandonare le musica attiva, dedicandosi al commercio di oggetti antichi e diventando allenatore di una squadra dilettantistica di ciclismo. Per il ritorno sulle scene musicali di Otis Taylor bisognerà attendere il 1995: due anni dopo esce “Blue Eyed Monster”, seguito nel 1998 da “When Negroes Walked The Earth” e nel 2001 da “White African”, disco che ottiene quattro W. C. Handy Award nominations e che rappresenta un momento cruciale nella carriera di Otis Taylor.


 

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